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Il sangue è la vita: mito biblico, memoria sacra e paura ancestrale

Nel mondo contemporaneo il sangue è diventato un dato tecnico. Una sostanza biologica scomponibile in elementi, analizzabile in laboratorio, trasferibile da un corpo all’altro come una risorsa neutra. È qualcosa che si misura, si conserva, si sostituisce. Questa visione, apparentemente razionale, nasconde però una frattura profonda con il modo in cui il sangue è stato percepito per millenni. Per le civiltà antiche, e in particolare per la tradizione biblica, il sangue non era un semplice fluido corporeo. Era la vita stessa, concentrata, tangibile, presente. Non un simbolo della vita, ma la sua manifestazione concreta.  Quando la Bibbia afferma che “la vita della carne è nel sangue”, non sta usando un linguaggio poetico o allegorico. Sta definendo la struttura stessa dell’esistenza umana. Nel libro del Levitico, questa affermazione non è marginale, ma fondativa. Tutta la legislazione sacra che ruota attorno al sangue nasce da questa premessa: il sangue contiene la vita, ...

Gesù ed Enoch: Separati da Millenni ma Connessi da un Filo Nascosto

Quando qualcuno mi chiede se Enoch, oltre a seguire gli Elohim, comunicava anche con Gesù, la mia prima reazione è di perplessità. La domanda sembra anacronistica: Enoch visse migliaia di anni prima di Cristo, come potrebbero aver comunicato? Ma poi rifletto, e mi rendo conto che questa domanda apparentemente ingenua nasconde una connessione esoterica profonda che potrebbe rivelare molto sulla vera natura sia di Enoch che di Gesù. Prima di esplorare questa connessione, dobbiamo stabilire un punto fondamentale e controverso: Gesù, come figura storica concreta, potrebbe non essere mai esistito. O meglio, potrebbe essere un codice teologico, una costruzione narrativa che la Chiesa primitiva creò per sostituire il millenario culto del Sole e sintetizzare tradizioni precedenti in una figura unica e controllabile. Se analizziamo la vita di Gesù come viene raccontata nei Vangeli, scopriamo che è sovrapponibile quasi perfettamente alle vite di divinità solari precedenti: Horus egiz...

L'Orda d'Oro: L'Impero che la Russia Vuole Dimenticare

Chiedete a un russo medio cosa sia stato il "giogo tartaro" e probabilmente vi descriverà un periodo oscuro di barbarie, oppressione, arretratezza. Duecento cinquant'anni in cui orde selvagge delle steppe saccheggiavano, bruciavano, opprimevano la povera Russia cristiana. Un'epoca di tenebre da cui la Russia si liberò eroicamente sotto la guida di principi valorosi, per poi diventare la grande nazione che conosciamo. Questa è la narrativa ufficiale, quella insegnata nelle scuole russe, quella che permea la cultura popolare, quella che giustifica l'identità nazionale russa come "baluardo della civiltà contro i barbari asiatici". Ma c'è un problema: è largamente propaganda. L'Orda d'Oro non era orda di barbari selvaggi. Era impero sofisticato, con amministrazione complessa, economia fiorente, città monumentali, tolleranza religiosa inusuale per l'epoca, e un sistema di governo che in molti aspetti era più avanzato di quello euro...

Tartaria: L'Impero Asiatico Cancellato dalle Mappe e dalla Storia?

Aprite un atlante del 1700. Troverete, estesa per buona parte dell'Asia settentrionale, una regione immensa chiamata "Tartaria" o "Grande Tartaria". Aprite un atlante del 1850. Non c'è più. È scomparsa. Non conquistata gradualmente con nuovi nomi, non frammentata progressivamente, semplicemente cancellata e sostituita con una costellazione di denominazioni diverse: Siberia, Mongolia, Manciuria, territori ottomani, khanati dell'Asia centrale. Cosa è successo? La risposta accademica standard è semplice: non è mai esistita come entità politica unificata, era solo un termine geografico vago usato dagli europei per indicare le terre dell'Asia centrale popolate da popoli turco-mongoli. Con l'avanzare delle conoscenze geografiche, il termine impreciso è stato abbandonato in favore di denominazioni più accurate. Ma è davvero così semplice? Perché allora centinaia di mappe dettagliate mostravano confini precisi, città specifiche, divisioni amm...

Le Prefiche: Quando il dolore era un mestiere

Immaginate una processione funebre nel sud Italia degli anni '50. Il feretro avanza lentamente tra le viuzze di un paese lucano. Ma ciò che colpisce non è il silenzio reverente che ci aspetteremmo: è un concerto di urla strazianti, pianti disperati, donne vestite di nero che si strappano i capelli, si graffiano il volto fino a farlo sanguinare, si percuotono il petto con violenza. E la cosa più inquietante? Molte di queste donne non hanno mai conosciuto il defunto. Sono professioniste. Sono le prefiche: le mercanti delle lacrime. Un Mestiere Antico Come la Morte La parola "prefica" deriva dal latino praefica, da prae (davanti) e facere (fare): letteralmente "colei che opera davanti alla casa" del defunto. Ma le origini di questa figura si perdono nella notte dei tempi, documentate fin dall'Antico Egitto e celebrate (o condannate) nelle civiltà antiche del Mediterraneo. Omero nell'Iliade descrive lamentatrici che piangono Ettore, mentre Pausan...