Aprite un atlante del 1700. Troverete, estesa per buona parte dell'Asia settentrionale, una regione immensa chiamata "Tartaria" o "Grande Tartaria". Aprite un atlante del 1850. Non c'è più. È scomparsa. Non conquistata gradualmente con nuovi nomi, non frammentata progressivamente, semplicemente cancellata e sostituita con una costellazione di denominazioni diverse: Siberia, Mongolia, Manciuria, territori ottomani, khanati dell'Asia centrale.
Cosa è successo? La risposta accademica standard è semplice: non è mai esistita come entità politica unificata, era solo un termine geografico vago usato dagli europei per indicare le terre dell'Asia centrale popolate da popoli turco-mongoli. Con l'avanzare delle conoscenze geografiche, il termine impreciso è stato abbandonato in favore di denominazioni più accurate.
Ma è davvero così semplice? Perché allora centinaia di mappe dettagliate mostravano confini precisi, città specifiche, divisioni amministrative? Perché enciclopedie e resoconti di viaggio parlavano di Tartaria come di un impero concreto con cui commerciare e negoziare? E soprattutto, perché questa cancellazione coincide perfettamente con l'espansione imperiale russa e cinese in quelle stesse regioni?
La domanda che dobbiamo porci è semplice ma fondamentale: Tartaria era davvero solo un'etichetta geografica imprecisa, o era una civiltà reale che fu deliberatamente cancellata dalla storia ufficiale dopo essere stata conquistata?
Prima di addentrarci in teorie, stabiliamo un fatto storico innegabile: Tartaria appare su centinaia di mappe ufficiali prodotte tra il XVI e il XIX secolo dalle principali case cartografiche europee.
L'Enciclopedia Britannica del 1771 dedica ampie sezioni alla Tartaria, descrivendola come vasta regione dell'Asia suddivisa in diverse parti: Tartaria Cinese, Tartaria Indipendente, Tartaria Moscovita. Non è un accenno vago, sono pagine di descrizioni geografiche, etnografiche, politiche. Il testo parla di città, popolazioni, risorse, commerci. Questo non è il modo in cui si descrive un concetto geografico astratto.
Le mappe di Abraham Ortelius (1570), di Willem Blaeu (1635), di John Speed (1626), di Guillaume Delisle (1730), di John Cary (1806) mostrano tutte la "Tartaria" come entità geografica distinta con confini relativamente precisi. La "Grande Tartaria" si estendeva dalla Siberia occidentale fino al Pacifico, dalle steppe del Kazakistan fino ai confini della Cina e della Persia.
Non erano cartografi dilettanti. Erano i geografi più rispettati della loro epoca, che producevano mappe per governi, esploratori, commercianti. Le loro mappe costavano fortune e dovevano essere accurate per essere utili. Se indicavano Tartaria con confini e città, è perché esisteva qualcosa di concreto da mappare.
Guardiamo i dettagli. Molte mappe distinguono tra:
- Tartaria Moscovita - regioni sotto influenza o controllo russo
- Tartaria Cinese- territori sotto influenza della dinastia Qing
- Tartaria Indipendente o "Libera" - la più estesa e misteriosa
Questa distinzione mostra che i cartografi avevano informazioni più sofisticate di quanto suggerisca l'ipotesi del "termine vago per terre sconosciute". Sapevano che c'erano diversi gradi di autonomia politica in queste regioni.
Le città marcate sulle mappe includono: Samarcanda, Bukhara, Khiva, Kashgar, Yarkand, Tobolsk, Tomsk, Irkutsk. Molte di queste erano effettivamente capitali di khanati o importanti centri commerciali sulla Via della Seta. La loro presenza sulle mappe conferma che Tartaria non era spazio vuoto ma territorio abitato e organizzato.
Poi, progressivamente durante il XIX secolo, il nome scompare. Le mappe del 1850-1900 non mostrano più Tartaria. Al suo posto: Impero Russo drasticamente espanso, territori Qing, khanati residuali sotto protettorato, regioni designate con nomi etnici specifici (Kazakistan, Uzbekistan, ecc.).
Chi erano i Tartari? Popoli reali con storia complessa
Il termine "Tartari" o "Tatari" ha radici storiche verificabili. Si riferiva a popolazioni turco-mongole delle steppe dell'Asia centrale. Ma la storia è più complessa di quanto la semplificazione moderna suggerisca.
I Mongoli di Gengis Khan (XIII secolo) e dei suoi successori venivano chiamati "Tartari" dagli europei medievali. Marco Polo usa costantemente questo termine nei suoi resoconti di viaggio. L'etimologia è dibattuta: alcuni la collegano ai Tatari, una tribù mongola; altri suggeriscono che gli europei l'associassero a "Tartarus" (inferno greco) per la ferocia dei guerrieri mongoli.
L'Orda d'Oro, il khanato mongolo che dominò la Russia dal XIII al XV secolo, era composto principalmente da Tartari. Quando l'Orda si frammentò nel XV-XVI secolo, nacquero diversi khanati tartari:
- Khanato di Kazan (1438-1552) - conquistato da Ivan il Terribile
- Khanato di Astrakhan (1466-1556) - conquistato dalla Russia
- Khanato di Crimea (1441-1783) - ultimo a cadere, annesso da Caterina la Grande
- Khanato di Siberia (1495-1598) - conquistato dai cosacchi russi
Questi erano stati organizzati, con capitali, amministrazione, eserciti, diplomazia. Non erano orde nomadi caotiche ma entità politiche strutturate che coniavano monete, costruivano moschee e palazzi, conducevano commerci internazionali.
Ma la "Grande Tartaria" sulle mappe era qualcosa di più vasto. Si estendeva ben oltre i territori dei khanati documentati, includendo Siberia profonda, regioni del Turkestan orientale (oggi Xinjiang cinese), parti della Mongolia, forse zone dell'Afghanistan settentrionale.
Chi controllava questi territori? La risposta accademica è che non c'era controllo unificato. Erano popolazioni nomadi o semi-nomadi: Kazaki, Kirghisi, Mongoli, Uiguri, Yakuti, ciascuna con propria organizzazione tribale ma senza stato centralizzato. Tartaria era quindi solo nome collettivo europeo per questa mosaico di popoli.
Ma questa spiegazione ha problemi. Se era solo mosaico senza unità politica, perché i cartografi disegnavano confini? Perché distinguevano tra "Tartaria Indipendente" e quelle sotto influenza russa o cinese? Il termine "indipendente" implica entità con status politico definito, non semplice descrizione geografica.
La teoria più plausibile: Tartaria come eredità dell'Impero Mongolo
C'è una spiegazione che rende coerenti tutti i pezzi del puzzle senza bisogno di speculazioni estreme: Tartaria era semplicemente il nome europeo per l'eredità culturale e politica dell'Impero Mongolo dopo la sua frammentazione.
Guardiamo i collegamenti, che sono troppo precisi per essere casuali.
Il nome stesso: Quando Marco Polo viaggiò attraverso l'Asia nel XIII secolo, chiamò costantemente i Mongoli di Gengis Khan e dei suoi successori "Tartari". Non fu il solo. Tutte le cronache europee medievali usavano questo termine. L'etimologia è dibattuta - forse dalla tribù Tatari che faceva parte della confederazione mongola, forse dall'associazione europea con "Tartarus" (l'inferno greco) per la ferocia dei guerrieri.
Ma il punto cruciale è: "Tartari" era il nome europeo per i Mongoli fin dall'inizio. Non è termine che appare dal nulla nel 1500, è continuazione diretta di come l'Europa chiamava l'Impero Mongolo dal 1200.
La geografia è identica: L'Impero Mongolo al suo apice (1279, sotto Kublai Khan) si estendeva dalla Polonia all'Oceano Pacifico, dalla Siberia alla Persia. Questa è esattamente l'area che le mappe del 1500-1800 mostrano come "Tartaria". Non è somiglianza vaga, è sovrapposizione geografica quasi perfetta.
Anche dopo che l'impero si frammentò nel XIV secolo, i territori rimasero sotto controllo di dinastie discendenti da Gengis Khan:
Orda d'Oro (Russia, Kazakistan occidentale)
Chagatai (Asia centrale, Xinjiang)
Ilkhanato (Persia, caucaso)
Yuan (Cina - poi rovesciata dai Ming)
Questi khanati erano formalmente indipendenti ma mantenevano identità culturale comune: discendenza gengiskanide, tradizioni militari mongole, sistema amministrativo simile, uso della lingua chagatai (turco-mongolo) come lingua franca.
Le divisioni sulle mappe corrispondono ai khanati: Ricordate che le mappe distinguevano tra "Tartaria Moscovita", "Tartaria Cinese", e "Tartaria Indipendente"? Queste non erano divisioni arbitrarie.
Tartaria Moscovita: Territori dell'Orda d'Oro progressivamente conquistati dalla Russia (Kazan 1552, Astrakhan 1556, Siberia 1598). Regioni sotto controllo russo ma ancora abitate da popolazioni tartare.
Tartaria Cinese: Mongolia e Xinjiang, che la dinastia Qing conquistò nel XVIII secolo (Mongolia 1691, Xinjiang 1759). Ex territori Yuan e Chagatai sotto controllo cinese.
Tartaria Indipendente: I khanati dell'Asia centrale (Khiva, Bukhara, Kokand) che rimasero autonomi fino al XIX secolo. L'ultimo nucleo dell'eredità mongola non ancora conquistato.
I cartografi europei non stavano inventando divisioni, stavano mappando la realtà geopolitica dei khanati post-mongoli.
La continuità culturale è documentata: I khanati che sopravvissero alla frammentazione dell'Impero Mongolo non si consideravano entità completamente separate. C'era coscienza di eredità comune.
Tamerlano (Timur, 1336-1405), che costruì il suo impero da Samarcanda, si legittimava come restauratore dell'impero mongolo. Non era discendente diretto di Gengis Khan per linea paterna, quindi sposò una discendente gengiskanide per ottenere legittimità. I suoi successori Timuridi governavano come eredi della tradizione mongola.
I khan dell'Orda d'Oro, anche quando il loro potere declinava, continuavano a rivendicare autorità suprema sugli altri khanati come discendenti diretti di Gengis Khan. Questa pretesa fu riconosciuta da molti fino al XVI secolo.
La lingua chagatai, sviluppata sotto l'impero mongolo, continuò ad essere usata in tutta la regione per amministrazione, letteratura, diplomazia fino al XIX secolo. Era il "latino dell'Asia centrale", lingua che univa popoli diversi sotto eredità comune.
Perché "Tartaria" rimase sulle mappe per secoli dopo la frammentazione? Perché per gli europei aveva senso. Vedevano una regione con continuità culturale, linguistica, politica. Tutti i khanati si richiamavano all'eredità di Gengis Khan. Tutti usavano sistemi amministrativi derivati da quello mongolo. Tutti avevano popolazioni miste turco-mongole.
Era ragionevole chiamare tutta quella regione con un nome unificante. "Tartaria" faceva per l'Asia centrale quello che "Cristianità" faceva per l'Europa: indicava area di civiltà comune oltre le divisioni politiche momentanee.
L'architettura "misteriosa" non è misteriosa: Samarcanda, Bukhara, Khiva - le città con architettura monumentale nell'area tartara - furono capitali di dinastie post-mongole. Tamerlano fece di Samarcanda una delle città più belle del mondo, portando artigiani da tutto l'impero conquistato. I suoi successori Timuridi continuarono questa tradizione.
L'osservatorio astronomico di Ulugh Beg a Samarcanda (1420) dimostra sofisticazione scientifica notevole. Non c'è bisogno di invocare tecnologie perdute: l'eredità mongola includeva conoscenze astronomiche e matematiche avanzate acquisite dalla Cina, dalla Persia, dal mondo islamico durante le conquiste.
I Mongoli non erano "barbari nomadi" come la propaganda russa successiva li dipinse. Gengis Khan creò il primo sistema postale transcontinentale (yam), leggi scritte (Yassa), amministrazione fiscale efficiente, tolleranza religiosa, protezione del commercio. Era impero sofisticato che connetteva civiltà da Europa a Cina.
I suoi successori mantennero e svilupparono queste tradizioni. Le città tartare erano centri di commercio sulla Via della Seta, con università, biblioteche, osservatori. Rappresentavano sintesi tra tradizioni nomadi delle steppe e civiltà urbane sedentarie.
Per l'Europa occidentale, minimizzare Tartaria serviva la narrativa coloniale. Il XIX secolo è epoca di imperialismo europeo e teorie razziali. Europei dovevano essere superiori, portatori di progresso. Asia doveva essere arretrata, bisognosa di civilizzazione.
Ma l'Impero Mongolo era stato più esteso di qualsiasi impero europeo. Aveva connesso continenti, facilitato commercio e scambio culturale su scala mai vista prima. Aveva dimostrato che "barbari" delle steppe potevano conquistare e governare civiltà sedentarie sofisticate.
Questo non si adattava alla narrativa. Meglio ridurlo a nota a piè di pagina storica, presentarlo come esplosione di violenza temporanea senza eredità duratura. Tartaria, come continuazione di quell'impero, doveva essere cancellata o minimizzata.
La cancellazione: cronologia della sparizione
Tracciamo la cronologia della cancellazione di Tartaria dalle mappe, perché coincide perfettamente con eventi geopolitici specifici.
1500-1700: Tartaria appare costantemente su mappe europee. È regione riconosciuta, anche se i suoi confini interni e la natura politica esatta rimangono vaghe per gli europei.
1700-1800: La Russia di Pietro il Grande e dei suoi successori inizia espansione massiccia verso est e sud. Conquista progressivamente:
- Khanato di Kazan (1552, ma consolidamento nel 1700s)
- Siberia occidentale e centrale
- Kazakistan settentrionale
- Avanza verso il Caucaso e l'Asia centrale
Simultaneamente, la dinastia Qing in Cina espande controllo su:
- Mongolia (1691)
- Tibet (1720)
- Xinjiang/Turkestan orientale (1759)
1800-1850: La cancellazione accelera. Le mappe cominciano a sostituire "Tartaria" con "territori russi in Asia", "possedimenti cinesi", nomi specifici di regioni.
1850-1900: Tartaria scompare completamente. La Russia completa la conquista dell'Asia centrale:
- Khanato di Khiva (protettorato 1873)
- Khanato di Bukhara (protettorato 1868)
- Emirato di Kokand (annesso 1876)
Entro il 1900, l'intera regione che era "Tartaria" è divisa tra Impero Russo e Impero Qing. Il nome non serve più. Non c'è più entità indipendente da nominare.
Ma questa cronologia solleva domande. Se Tartaria era solo termine geografico, perché la sua sparizione coincide così perfettamente con conquiste imperiali? Termini geografici generici (come "Scandinavia" o "Balcani") sopravvivono indipendentemente da chi controlli il territorio. Tartaria invece sparisce precisamente quando la regione viene conquistata.
È come se il nome fosse legato a una realtà politica o culturale specifica che cessò di esistere quando la regione fu incorporata negli imperi vicini. E quando un impero cancella un'entità conquistata, cancella anche il nome.
Architettura tartara: cosa resta nelle città dell'Asia centrale
Se Tartaria era civiltà reale, dovremmo trovare evidenza fisica: edifici, monumenti, opere pubbliche. E in effetti, nell'area che era "Tartaria" troviamo architettura straordinaria che pone domande interessanti.
Samarcanda, in quello che è oggi l'Uzbekistan, conserva complessi architettonici monumentali:
- Registan (piazza centrale con tre madrase elaborate)
- Moschea Bibi-Khanym
- Necropoli Shah-i-Zinda
- Osservatorio di Ulugh Beg
Questi edifici sono ufficialmente attribuiti all'epoca di Tamerlano (XIV-XV secolo) e dei suoi successori Timuridi. L'architettura mostra sofisticazione incredibile: cupole elaborate, decorazioni geometriche complesse, ingegneria avanzata, conoscenze matematiche e astronomiche.
Bukhara presenta simili meraviglie: l'Ark (cittadella fortificata), la Moschea Kalon con il suo minareto di 47 metri, madrase elaborate, caravanserragli.
Khiva conserva una città interna (Ichon-Qala) praticamente intatta dal periodo medievale, con mura, palazzi, moschee, minareti.
La narrazione ufficiale attribuisce questi edifici ai periodi pre-mongolo e timuride, quindi XIV-XV secolo. Ma ci sono anomalie. Molti edifici mostrano segni di restauro e ricostruzione multipla, strati architettonici che suggeriscono uso continuato e modifiche attraverso secoli. Alcuni elementi architettonici sembrano più recenti di quanto la datazione ufficiale suggerisca.
Più a est, in Siberia, città come Tobolsk, Tomsk, Irkutsk presentano architettura in legno e pietra di elaborazione notevole. Ufficialmente, queste città furono fondate dai russi nel XVI-XVII secolo come fortini di frontiera. Ma fotografie del XIX secolo mostrano edifici che sembrano avere storia più lunga, con segni di età e stratificazione che suggeriscono occupazione precedente.
Kazan, capitale del Tatarstan, ha il suo Cremlino, un complesso fortificato che combina elementi russi e tartari. La Moschea Qolşärif, ricostruita nel 2005, si basa su moschea storica che fu distrutta durante la conquista russa nel 1552. Perché distruggerla se era solo periferia di un'orda nomade? Si distruggono simboli di potere di stati rivali, non villaggi di nomadi.
La questione linguistica e culturale: dove sono i documenti tartari?
Qui arriviamo a una delle anomalie più significative. Se Tartaria era così estesa e importante sulle mappe europee, perché non abbiamo archivi, cronache, letteratura prodotta dai Tartari stessi?
La risposta accademica: erano popoli prevalentemente nomadi con tradizione orale, non avevano sistemi di scrittura sviluppati o producevano poca documentazione.
Ma questo non regge completamente. I Mongoli avevano la scrittura (script mongolo introdotto da Gengis Khan). Gli Uiguri avevano tradizione letteraria antica. I Tartari della Crimea producevano documenti in turco ottomano. I khanati dell'Asia centrale usavano persiano e chagatai (turco letterario) per amministrazione.
Dove sono questi documenti? Alcuni sopravvivono, ma sorprendentemente pochi considerando l'estensione territoriale e temporale di queste culture. È possibile che molti archivi siano stati deliberatamente distrutti durante le conquiste russe e cinesi?
Consideriamo i precedenti. Quando gli Spagnoli conquistarono il Messico, distrussero sistematicamente codici maya e aztechi, preservandone solo una manciata. Quando i crociati saccheggiarono Costantinopoli, innumerevoli manoscritti andarono perduti. Quando le biblioteche di Baghdad furono distrutte (più volte nella storia), secoli di conoscenza svanirono.
La conquista dell'Asia centrale da parte russa fu violenta. Le rivolte furono represse brutalmente. I khanati furono smantellati. Le élite locali furono sostituite con amministratori russi. In questo processo, quanta documentazione andò perduta?
La politica sovietica successiva aggravò il problema. L'URSS implementò russificazione forzata, soppressione di identità etniche locali, riscrittura della storia per enfatizzare il ruolo "civilizzatore" russo. Archivi che documentavano indipendenza e realizzazioni pre-russe erano scomodi e potrebbero essere stati soppressi.
Risultato: oggi abbiamo principalmente fonti russe e cinesi sulla storia della regione, scritte dai conquistatori. Le voci dei conquistati sono largamente assenti. È pattern classico: i vincitori scrivono la storia.
La dimensione geopolitica: perché cancellare Tartaria?
Se Tartaria era realtà culturale e forse politica significativa, perché cancellarla dalla storia? La risposta è geopolitica e ideologica.
Il XIX secolo è l'era del "Grande Gioco" tra Impero Russo e Impero Britannico per il controllo dell'Asia centrale. La Russia espandeva verso sud, cercando accesso ai mari caldi e al commercio asiatico. La Gran Bretagna, dall'India, cercava di bloccare questa espansione per proteggere i suoi interessi.
In questo contesto, la narrativa era cruciale. La Russia si presentava come portatrice di civiltà a terre "barbare". Tartaria, se riconosciuta come civiltà sofisticata, avrebbe minato questa narrazione. Meglio descriverla come mosaico di tribù nomadi arretrate che beneficiavano della dominazione russa.
Similmente, l'espansione Qing in Mongolia e Xinjiang nel XVIII secolo fu giustificata come restauro di ordine in regioni caotiche. Riconoscere che questi territori erano parte di entità culturale sofisticata (Tartaria) avrebbe complicato la narrazione imperiale cinese.
Per l'Europa occidentale, minimizzare Tartaria serviva anche a mantenere il primato della civiltà europea. Il XIX secolo è epoca di orientalismo, dove l'Asia è vista come esotica ma inferiore. Un impero asiatico che controllava territorio più vasto della Russia europea non si adattava a questa visione.
C'è anche dimensione razziale. Le teorie razziali del XIX secolo classificavano le popolazioni in gerarchie. I popoli turco-mongoli erano considerati "inferiori" rispetto agli europei e ai cinesi han. Riconoscere le loro realizzazioni culturali e politiche avrebbe contraddetto queste gerarchie pseudoscientifiche.
Quindi Tartaria fu progressivamente frammentata narrativamente: divisa in etnie più piccole (Kazaki, Uzbeki, ecc.), le sue realizzazioni riattribuite a periodi più antichi o a dinastie "accettabili" (Timuridi), la sua estensione geografica minimizzata, la sua unità culturale negata.
Un aspetto affascinante è che l'Asia centrale, cuore di Tartaria, è sempre stata crocevia di civiltà. La Via della Seta attraversava questi territori, portando non solo merci ma idee, tecnologie, conoscenze tra Oriente e Occidente.
Kolosimo ha documentato come conoscenze antiche sembrano essere preservate in luoghi remoti, lontani dai centri di potere che le sopprimevano. Le steppe dell'Asia centrale, per la loro vastità e difficile accessibilità, potrebbero aver funzionato come rifugio per tradizioni che altrove svanivano.
Le leggende buddhiste e indù parlano di Shambhala, regno mistico nascosto da qualche parte nell'Asia centrale o Tibet, custode di conoscenza antica. Agartha, la città sotterranea nelle tradizioni esoteriche, sarebbe localizzata nelle stesse regioni. Sono solo miti? O memoria culturale distorta di una civiltà reale?
I Mongoli, prima di Gengis Khan, erano considerati popolo "barbaro" dalle civiltà sedentarie circostanti. Poi improvvisamente, nel XIII secolo, costruiscono l'impero più esteso della storia, con organizzazione militare sofisticata, sistema postale efficiente (yam), amministrazione complessa, tolleranza religiosa insolita per l'epoca. Da dove viene questa capacità improvvisa?
Forse i Mongoli non erano "barbari" che improvvisamente si civilizzarono, ma eredi di tradizioni di governance delle steppe che esistevano da secoli, invisibili alle cronache delle civiltà sedentarie che li ignoravano.
Tartaria potrebbe essere stata l'ultima manifestazione di queste tradizioni. Una civiltà delle steppe che aveva sviluppato proprio modello, diverso sia da quello cinese che da quello europeo, basato su mobilità, commercio a lunga distanza, sintesi culturale tra Est e Ovest.
Quando fu conquistata e cancellata, con essa sparì un modello alternativo di civiltà che la storia ufficiale, scritta da imperi sedentari, non voleva riconoscere.
Conclusione: correzione geografica o cancellazione deliberata?
Allora, cosa era Tartaria? E perché è scomparsa?
I fatti innegabili:
- Appare su centinaia di mappe ufficiali per tre secoli
- Viene descritta in enciclopedie con dettagli specifici
- Scompare sistematicamente durante il XIX secolo
- La cancellazione coincide con conquiste russe e cinesi
- Poca documentazione tartara sopravvive
- L'architettura della regione mostra sofisticazione notevole
- La regione era crocevia culturale globale per millenni
Interpretazione accademica standard:
Tartaria era termine geografico impreciso per regioni dell'Asia centrale popolate da vari gruppi turco-mongoli senza unità politica. Con maggiore conoscenza geografica, il termine fu abbandonato per denominazioni più accurate.
Interpretazione alternativa:
Tartaria era confederazione culturale e forse politica reale di popoli dell'Asia centrale, con realizzazioni significative in architettura, commercio, organizzazione sociale. Fu conquistata da Russia e Cina nel XVIII-XIX secolo e deliberatamente cancellata dalla storia per giustificare il dominio imperiale e mantenere narrative di superiorità europea/cinese.
La verità probabilmente sta nel mezzo. Tartaria non era probabilmente impero centralizzato unificato come Roma o la Cina imperiale. Ma era molto più di un termine geografico vago. Era realtà culturale, rete di città e popoli collegati da commercio, lingua, religione (Islam predominante ma con tolleranza), tradizioni nomadi adattate.
La sua cancellazione dalle mappe e dai libri rappresenta processo reale di conquista e assimilazione imperiale. Non fu semplicemente "precisazione geografica" ma sostituzione di un'identità con altre, più convenienti per i nuovi dominatori.
Oggi, in Uzbekistan, Kazakistan, Tatarstan, ci sono movimenti culturali che riscopr territoriali e popolazioni del territorio storico dell'Asia centrale, ma raramente viene usato il nome "Tartaria" per descrivere questa eredità comune. Il nome è stato cancellato troppo efficacemente.
Ma le domande rimangono. Chi erano davvero i Tartari? Cosa costruirono? Quali conoscenze possedevano? Quanto della loro storia è stata perduta o deliberatamente soppressa?
Forse, sepolti negli archivi russi e cinesi, o preservati in tradizioni orali delle popolazioni locali, ci sono ancora risposte. Risposte su una civiltà che controllava il cuore dell'Eurasia, che connetteva Est e Ovest, e che qualcuno, duecento anni fa, decise che era meglio dimenticare.
Fonti e Approfondimenti
Cartografia storica:
- Enciclopedia Britannica, 1771 - Voci su Tartaria
- Abraham Ortelius, "Theatrum Orbis Terrarum" (1570)
- Willem Blaeu, atlanti del XVII secolo
- John Speed, mappe dell'Asia (1626)
- John Cary, "New Universal Atlas" (1808)
Fonti accademiche:
- Golden, Peter B. "Central Asia in World History" (2011)
- Sinor, Denis "The Cambridge History of Early Inner Asia" (1990)
- Rossabi, Morris "The Mongols and Global History" (2011)
Ricerca alternativa:
- Kolosimo, P. "Non è terrestre" (1968)
- Fomenko, A. "History: Fiction or Science?" (controvers