Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Considerazioni e pensieri

Come facevano i Sumeri a scrivere di incontri con esseri del cielo e navi celesti senza avere nozioni scientifiche moderne?

Nelle biblioteche archeologiche giacciono centinaia di migliaia di tavolette cuneiformi sumere, molte delle quali ancora non tradotte. Tra quelle già decifrate emerge un paradosso che dovrebbe far riflettere ogni studioso serio della storia antica: come poteva una civiltà di 6.000 anni fa, che secondo la narrativa ufficiale aveva appena scoperto l'agricoltura e la ruota, descrivere con precisione tecnica fenomeni celesti e tecnologie che noi abbiamo compreso solo nel XX secolo? Quando ci avviciniamo ai testi delle più antiche civiltà, in particolare a quelli sumeri, incontriamo un problema affascinante: come spiegare la precisione e la ricorrenza con cui parlano di esseri “discesi dal cielo”, di conoscenze astronomiche e di “carri” che attraversano i cieli? Come poteva un popolo pre-tecnologico, senza telescopi, motori o aeroplani, descrivere qualcosa di simile a un contatto extraterrestre? Secondo l’archeologia accademica, i testi sumeri sono mitologia e simbolismo. Gli dè...

Quando il cielo parlava alla Terra

  C’è stato un tempo in cui l’uomo scrutava il cielo non per noia o per svago, ma per sopravvivenza, per timore, per fede. Ogni luce inattesa, ogni sussurro del firmamento poteva significare un presagio, un comando divino, un contatto. Eppure, in mezzo ai racconti mitologici e alle cronache religiose, vi sono testimonianze che sembrano andare oltre il simbolico. Descrizioni dettagliate di oggetti volanti, luci che sfidano la logica, apparizioni nei cieli osservate da eserciti interi o annotate da scrivani reali. Fenomeni talmente straordinari da spingere i popoli antichi a interpretarli come manifestazioni divine. Ma se non lo fossero? Questo saggio nasce da una domanda tanto semplice quanto scomoda: e se alcune delle divinità dei nostri antenati non fossero altro che visitatori provenienti da altrove? Non in senso metaforico, ma letterale. E se i carri di fuoco, le nubi luminose, gli “uomini venuti dal cielo” fossero la memoria deformata di contatti reali con intelli...