Come facevano i Sumeri a scrivere di incontri con esseri del cielo e navi celesti senza avere nozioni scientifiche moderne?
Nelle biblioteche archeologiche giacciono centinaia di migliaia di tavolette cuneiformi sumere, molte delle quali ancora non tradotte. Tra quelle già decifrate emerge un paradosso che dovrebbe far riflettere ogni studioso serio della storia antica: come poteva una civiltà di 6.000 anni fa, che secondo la narrativa ufficiale aveva appena scoperto l'agricoltura e la ruota, descrivere con precisione tecnica fenomeni celesti e tecnologie che noi abbiamo compreso solo nel XX secolo? Quando ci avviciniamo ai testi delle più antiche civiltà, in particolare a quelli sumeri, incontriamo un problema affascinante: come spiegare la precisione e la ricorrenza con cui parlano di esseri “discesi dal cielo”, di conoscenze astronomiche e di “carri” che attraversano i cieli? Come poteva un popolo pre-tecnologico, senza telescopi, motori o aeroplani, descrivere qualcosa di simile a un contatto extraterrestre? Secondo l’archeologia accademica, i testi sumeri sono mitologia e simbolismo. Gli dè...