Se l'Antico Testamento ha il problema delle vocali aggiunte mille anni dopo, il Nuovo Testamento ha un problema diverso, e per certi versi ancora più radicale.
Non esiste nessun originale a quanto pare.
Nessun manoscritto autografo di Paolo. Nessun appunto di Marco. Nessuna lettera scritta di pugno da Giovanni. Nessun documento prodotto da qualcuno che fosse presente agli eventi descritti. Quello che abbiamo sono copie di copie di copie, prodotte in epoche diverse, in luoghi diversi, da scribi con intenzioni diverse. E nessuna di queste copie è identica a un'altra.
Gesù Parlava Aramaico. I Vangeli Sono in Greco.
Il primo problema è linguistico, e viene prima ancora dei manoscritti.
Gesù di Nazaret parlava aramaico. I suoi discepoli parlavano aramaico. Le comunità della Palestina del I secolo parlavano aramaico. Nessuno degli insegnamenti di Gesù fu trascritto in aramaico sul momento. Non esiste nessun documento aramaico contemporaneo a Gesù che riporti le sue parole.
I Vangeli furono scritti in greco koiné, il greco comune parlato nel Mediterraneo orientale sotto l'impero romano. Una lingua diversa. Una struttura mentale diversa. Un sistema di riferimenti culturali diverso.
Questo significa che ogni parola pronunciata da Gesù nella Bibbia è già una traduzione. Non sappiamo chi la tradusse. Non sappiamo quando. Non sappiamo su quale base. Le parole di Gesù furono trasmesse oralmente per decenni, in aramaico, da comunità diverse, e poi qualcuno, o più probabilmente più persone in luoghi diversi, le scrisse in greco, una lingua che Gesù quasi certamente non parlava.
Ogni citazione diretta di Gesù nel Nuovo Testamento porta con sé questo limite fondamentale. Non è la sua voce. È una traduzione di una tradizione orale fatta da qualcuno che non era presente.
Esistono circa 5.700 manoscritti greci del Nuovo Testamento. A questi si aggiungono circa 10.000 manoscritti in latino e migliaia in altre lingue antiche, copto, siriaco, armeno, georgiano.
Nessuno di questi manoscritti è identico a un altro.
Le varianti tra i manoscritti greci sono state contate e ricontate dagli studiosi. La stima più citata, prodotta dal filologo Bart Ehrman sulla base del lavoro di generazioni di critici testuali, è di oltre 400.000 varianti. Un numero che supera il numero totale di parole del Nuovo Testamento, che si aggira intorno alle 138.000.
La maggior parte di queste varianti è minore, errori di copiatura, inversioni di parole, differenze ortografiche. Ma alcune sono sostanziali. Alcune cambiano il significato di un passo. Alcune aggiungono o rimuovono versetti interi. E alcune riguardano passi teologicamente cruciali.
Ci sono almeno tre casi in cui la critica testuale ha stabilito con alto grado di certezza che versetti importanti del Nuovo Testamento non erano nel testo originale, e furono aggiunti successivamente.
Il primo è il finale del Vangelo di Marco. I versetti 16:9-20, che descrivono le apparizioni del Risorto, il mandato agli apostoli, i segni che accompagneranno i credenti, non sono presenti nei manoscritti più antichi e più affidabili del Vangelo. Il testo originale di Marco termina al versetto 8, con le donne che fuggono dalla tomba vuota spaventate e non dicono nulla a nessuno. Nessuna apparizione. Nessuna resurrezione visibile. Solo una tomba vuota e il silenzio.
Il secondo è la storia della donna adultera in Giovanni 8:1-11, uno dei passi più citati e più amati del Vangelo. Gesù scrive nella polvere. Dice che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Perdona la donna. Questa scena non è presente nei manoscritti più antichi del Vangelo di Giovanni. Non è presente in molti dei manoscritti medievali. Gli studiosi sono unanimi nel considerarla un'aggiunta successiva.
Il terzo è la dossologia del Padre Nostro. La conclusione della preghiera che conosciamo tutti, "perché tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli" non è presente nel testo originale di Matteo 6. Quella frase fu aggiunta dalla tradizione liturgica delle prime comunità cristiane e successivamente incorporata nel testo da alcuni scribi.
Oltre ai versetti aggiunti, esistono casi in cui il testo fu modificato per ragioni teologiche.
Uno dei più studiati riguarda la descrizione di Gesù nel Vangelo di Marco. In alcuni manoscritti del primo capitolo, quando un lebbroso chiede a Gesù di essere guarito, il testo dice che Gesù fu mosso a compassione. In altri manoscritti più antichi, la stessa scena dice che Gesù fu mosso da collera. La differenza non è banale. Un Gesù che si arrabbia con un lebbroso era evidentemente un'immagine scomoda per alcuni scribi, e fu corretta.
Un altro caso riguarda la lettera ai Romani. Nel capitolo 5, il versetto 1 in alcuni manoscritti dice "abbiamo pace con Dio", indicativo. In altri dice "abbiamo pace con Dio" — congiuntivo esortativo, che significa "cerchiamo di avere pace con Dio."
La frase in italiano sembra identica vero?Ma in greco non lo è.
In greco la differenza è tra due forme verbali:
Indicativo: echomen — abbiamo pace. Fatto compiuto. La pace con Dio è già ottenuta attraverso Cristo.
Congiuntivo: echōmen — abbiamo pace / cerchiamo di avere pace. Esortazione. Un invito ad acquisire qualcosa che non si possiede ancora pienamente.
In greco la differenza è una sola vocale, la O breve omega contro la O lunga omicron. Una lettera. Visivamente quasi identiche. Ma il significato teologico cambia radicalmente.
Una differenza di una sola lettera in greco. Ma una differenza teologica significativa tra una pace già ottenuta e una pace da cercare.
Questo solo per fare un esempio.
Chi Scrisse Davvero il Nuovo Testamento
A complicare ulteriormente il quadro c'è la questione dell'attribuzione.
Delle tredici lettere attribuite a Paolo nel Nuovo Testamento, gli studiosi considerano autentiche con certezza solo sette: Romani, Prima e Seconda ai Corinzi, Galati, Filippesi, Prima ai Tessalonicesi e Filemone. Le altre sei, tra cui le lettere a Timoteo, a Tito e agli Efesini, sono considerate dalla maggior parte degli studiosi pseudoepigrafe, cioè scritte da autori anonimi che usarono il nome di Paolo per dare autorità ai propri testi.
I quattro Vangeli sono anonimi. I nomi Matteo, Marco, Luca e Giovanni furono attribuiti a questi testi nel II secolo d.C., decenni o secoli dopo la loro composizione. Non compaiono nei testi stessi. Matteo e Giovanni erano apostoli di Gesù, ma gli studiosi concordano quasi unanimemente che i Vangeli che portano i loro nomi non furono scritti da loro.
Il Vangelo di Giovanni in particolare mostra caratteristiche linguistiche e teologiche così diverse dai tre sinottici da essere considerato un testo di una tradizione completamente diversa, probabilmente prodotto da una comunità cristiana di fine I secolo che aveva elaborato una cristologia molto più avanzata di quella delle prime tradizioni.
Il testo del Nuovo Testamento che leggi oggi è il risultato di un processo chiamato critica testuale. Gli studiosi hanno confrontato migliaia di manoscritti divergenti, pesato le varianti, valutato quali fossero probabilmente originali e quali secondarie, e prodotto un testo critico che rappresenta la loro migliore stima di come fosse il testo originale.
Questa è una disciplina rigorosa e necessaria. Ma implica una cosa fondamentale... il testo del Nuovo Testamento che hai in mano non è un documento antico direttamente trasmesso. È una ricostruzione moderna basata su probabilità filologiche.
Gli editori del testo critico greco più usato al mondo, il Nestle-Aland, indicano con simboli speciali i punti in cui l'incertezza testuale è significativa. Quelle note critiche riempiono le pagine del testo greco. Sono la testimonianza visibile di quanto il testo sia ancora aperto e discusso.
Conclusione
In definitiva Il Nuovo Testamento che leggi è il risultato di un percorso lungo e complicato. Parole pronunciate in aramaico. Trasmesse oralmente per decenni. Scritte in greco da autori anonimi. Copiate migliaia di volte da scribi che introducevano varianti, intenzionali o accidentali. Selezionate in un canone da concili ecclesiastici. Ricostruite da filologi moderni sulla base di probabilità statistiche.
Non è la voce diretta di Dio trasmessa intatta attraverso i secoli. È qualcosa di più complesso, di più umano, e in qualche modo di più affascinante.
Conoscere questo processo rende impossibile continuare a leggere quei testi come se fossero caduti dal cielo già scritti.
Qualcuno li scrisse. Qualcuno li copiò. Qualcuno li modificò. Qualcuno li selezionò.
E tutti questi qualcuno erano esseri umani, con le loro intenzioni, i loro limiti e le loro agende.
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Fonti principali
Bart D. Ehrman, "Misquoting Jesus" (2005)
Bruce M. Metzger, "The Text of the New Testament" (1964)
Kurt e Barbara Aland, "The Text of the New Testament" (1987)
Nestle-Aland, "Novum Testamentum Graece", 28a edizione (2012)
Raymond E. Brown, "An Introduction to the New Testament" (1997)