La storia ufficiale ci dice che dopo il Diluvio l’umanità ricominciò lentamente, come un bambino che impara di nuovo a camminare. Ma i testi antichi raccontano altro. Le tavolette sumere, che Zecharia Sitchin ha decifrato portando alla luce una cronologia dimenticata, parlano di una continuità del potere, non di un nuovo inizio. Il Diluvio non fu la fine della civiltà...fu la fine di una fase del progetto umano. Quando le acque si ritirarono, coloro che avevano creato l’uomo tornarono a stabilire l’ordine sulla Terra. Gli Anunnaki.
Nelle antiche liste reali sumeriche è scritto chiaramente: “Dopo che il Diluvio ebbe spazzato via tutto, la regalità discese nuovamente dal cielo.” Questa frase è la chiave. La regalità non nasce tra gli uomini. Viene concessa. Viene portata. Viene ristabilita da chi possiede la conoscenza del cielo e della Terra. Secondo la ricostruzione di Sitchin, dopo la catastrofe gli Anunnaki riorganizzarono le loro basi operative e ridistribuirono i territori. Enki, signore della conoscenza genetica e creatore dell’umanità, rimase il custode della sopravvivenza della specie umana. Enlil, signore del comando e del potere, ristabilì le strutture del controllo.
Il Diluvio non fu un evento casuale. Fu una decisione. I testi mesopotamici parlano di un’assemblea degli dèi in cui si stabilì di porre fine all’umanità. Troppo numerosa. Troppo rumorosa. Troppo indipendente. Ma Enki tradì quel giuramento e salvò Ziusudra, l’uomo scelto per preservare il seme della vita. Questo atto cambiò il destino della Terra. Perché dopo il Diluvio l’umanità non venne più creata: venne guidata.
Le prime civiltà non nascono nel caos. Nascono già complete. Sumer, Egitto, la Valle dell’Indo. Agricoltura, astronomia, scrittura, architettura sacra. Questo non è l’inizio di una specie primitiva. È la riattivazione di una specie che possiede di nuovo l’accesso alla conoscenza. Secondo Sitchin, gli Anunnaki concessero agli uomini selezionati il potere della regalità. Non re nel senso umano del termine, ma intermediari tra il cielo e la Terra. I cosiddetti semidei delle tradizioni antiche.
Le città sumeriche furono ricostruite sugli stessi siti precedenti al Diluvio. Eridu, Ur, Uruk, Lagash. Non furono scelte a caso. Erano i luoghi dove gli Anunnaki avevano stabilito i loro centri prima della catastrofe. Questo significa che qualcuno conosceva esattamente la geografia del mondo antidiluviano. Qualcuno possedeva mappe. Memoria. Tecnologia.
Egitto non nasce dal nulla. Secondo la visione sitchiniana, dopo il Diluvio gli Anunnaki divisero nuovamente le sfere di influenza. Il dominio del Nilo fu assegnato alla linea di Enki attraverso suo figlio Marduk, colui che nelle tradizioni successive diventerà Ra. Le piramidi non furono semplici tombe, ma marcatori di un sistema energetico e astronomico ereditato da un’epoca precedente. La conoscenza delle stelle, delle misure della Terra, dei cicli celesti non apparteneva agli uomini sopravvissuti al Diluvio. Apparteneva a coloro che tornarono.
Anche la Bibbia conserva questa memoria. Dopo il Diluvio appare una figura enigmatica: i Nephilim tornano sulla Terra. “C’erano i giganti sulla Terra a quei tempi, e anche dopo.” Questo “anche dopo” è fondamentale. Significa che la presenza degli esseri divini non terminò con la catastrofe. Continuò. Con nuovi accordi. Con nuove regole.
La Torre di Babele, nella lettura tradizionale, è un atto di superbia umana. Ma nella visione di Sitchin è il tentativo dell’umanità, guidata da Marduk, di creare un proprio centro di connessione con il cielo, indipendente dal controllo di Enlil. Non una torre per raggiungere Dio, ma una piattaforma spaziale per ristabilire un contatto diretto con gli Anunnaki. La “confusione delle lingue” fu la dispersione forzata di questo progetto.
Dopo il Diluvio nasce un nuovo ordine mondiale. Gli dèi non regnano più apertamente come prima. Governano attraverso dinastie umane. I faraoni diventano “dei viventi”. I re sumeri sono “scelti dagli dèi”. Gli imperatori sono “figli del cielo”. Questo è il segno di un cambiamento strategico. Il potere non si manifesta più direttamente. Si incarna in una élite umana portatrice del sangue divino.
Il vero segreto della ricostruzione del mondo non è l’arca. È il DNA. Secondo Sitchin, gli uomini creati dagli Anunnaki possedevano una componente genetica che poteva essere attivata nelle linee reali. Questo spiega la lunga durata delle prime dinastie, la sacralità del sangue, l’ossessione per la purezza genealogica. I re non erano semplici governanti. Erano interfacce biologiche tra due specie.
Le ziggurat furono le prime montagne artificiali del mondo post-diluviano. “Case che collegano cielo e Terra.” Non templi simbolici, ma centri di comunicazione. Luoghi dove gli Anunnaki potevano scendere e dove gli uomini potevano offrire ciò che manteneva attivo il sistema: lavoro, risorse, culto. La religione nacque come protocollo di interazione tra creatori e creati.
Quindi chi ha ricostruito il mondo dopo il Diluvio? Non l’uomo primitivo. Non una civiltà nata dal fango. Il mondo fu ricostruito dagli Anunnaki attraverso l’umanità. Le città furono pianificate secondo schemi celesti. Le dinastie furono stabilite per diritto divino. La conoscenza fu distribuita in modo selettivo.
Il Diluvio fu un reset. Ma non un fallimento. Fu una transizione. Da una presenza diretta degli dèi a un sistema di controllo indiretto. Da una umanità schiava a una umanità governata.
E noi siamo i discendenti di quel mondo ricostruito. Camminiamo tra rovine che non comprendiamo, veneriamo simboli di cui abbiamo perso il significato, studiamo la storia come se fosse nata da sola.
Ma le tavolette raccontano un’altra verità: quando le acque si ritirarono, gli dèi tornarono. E con loro tornò la civiltà.
LaStoriaOcculta
Fonti;
Zecharia Sitchin, The 12th Planet, HarperCollins.
Zecharia Sitchin, The Earth Chronicles Expeditions, Bear & Company.
Zecharia Sitchin, Genesis Revisited, Bear & Company.
Samuel Noah Kramer, History Begins at Sumer, University of Pennsylvania Press.
Samuel Noah Kramer, The Sumerians: Their History, Culture and Character, University of Chicago Press.