Quando pensiamo ad Iside (Aset, in egizio), l'immagine che la nostra cultura ci restituisce è chiara: la madre amorevole di Horus, la vedova devota e potente di Osiride, la Maestra di Magia, la "Dea dai Diecimila Nomi" che in epoca romana divenne il simbolo della salvezza universale. Il suo culto, nato sulle rive del Nilo, è visto dalla storiografia ufficiale come un prodotto squisitamente egizio, un faro di civiltà che ha finito per illuminare persino i vicoli di Pompei e le guarnigioni romane sul Reno.
Ma la storia, specialmente quella "occulta", raramente scorre in compartimenti stagni.
Se solleviamo il primo velo di Iside, quello egizio, cosa troviamo sotto?
Se applichiamo una lettura alternativa, non più lineare ma "archetipica", scopriamo che le caratteristiche uniche di Iside—la sua ambizione, il suo potere sulla vita e sulla morte, la sua associazione con la conoscenza e il suo titolo di "Regina del Cielo"—non nascono dal nulla.
Trovano un precedente, un modello quasi perfetto, migliaia di chilometri a est e centinaia, se non migliaia, di anni prima. Trovano la loro matrice in Mesopotamia. Trovano Inanna. Trovano Ishtar.
Questo articolo traccerà il filo rosso che lega queste figure, sostenendo che Iside non sia solo una dea egizia, ma l'evoluzione, l'adattamento e, per certi versi, la "gentrificazione" di un archetipo molto più antico e selvaggio: la grande Dea mesopotamica del potere, della guerra e della passione.
La Matrice: Inanna/Ishtar, l'Ambizione Divina
Per capire Iside, dobbiamo prima viaggiare a Sumer, nella terra tra i due fiumi. Qui, la divinità femminile dominante non era una figura materna e rassicurante. Era Inanna (per i Sumeri), poi assorbita e conosciuta come Ishtar (per gli Accadi e i Babilonesi).
Inanna era, prima di tutto, una dea di paradossi. Era la dea della fertilità e della sessualità, ma anche la dea spietata della guerra. Era "l'Amante" e "la Distruttrice".
Le letture di Zecharia Sitchin la identificano come una figura Anunnaki specifica: la nipote di Enlil, ambiziosa, volitiva e perennemente in lotta per espandere il proprio potere e i propri "domini" (secondo Sitchin, la Terza Regione, ovvero la Civiltà dell'Indo).
Che si accetti o meno l'interpretazione "aliena", i testi antichi non lasciano dubbi sulla sua natura.
1. Il Furto della Conoscenza:
Uno dei miti fondanti di Inanna la vede protagonista di un furto divino. Desiderosa di portare la civiltà nella sua città, Uruk, si reca a Eridu, la città del saggio dio Enki. Facendo ubriacare il dio della saggezza, Inanna gli sottrae i Me: le "leggi divine" o "doni della civiltà". Carica i Me sulla sua "Barca Celeste" e fugge a Uruk, inseguita invano dai servitori di Enki.
Questo non è un atto di devozione. È un atto di ambizione, di astuzia e di acquisizione del potere tramite la conoscenza. Tenete a mente questo tema.
Il mito più celebre di Inanna/Ishtar è la sua Discesa a Kur (l'oltretomba), governato da sua sorella Ereshkigal. Inanna scende per motivi di potere, per conquistare anche quel regno. Viene però bloccata, costretta a spogliarsi di tutti i suoi poteri e vesti a ogni sette porte, e infine "uccisa" e appesa a un gancio come un pezzo di carne.
Solo grazie (ancora una volta) all'intervento di Enki, che crea due esseri per salvarla, Inanna viene resuscitata e risale sulla Terra.
Questa storia, antichissima, stabilisce un precedente fondamentale: una divinità femminile che sfida la morte, muore ritualmente e ritorna in vita. È il primo seme del dramma della resurrezione.
L'Evoluzione Egizia: Iside e la "Magia" del Potere
Ora, spostiamoci in Egitto. Inizialmente, Iside non è la dea suprema. È una delle tante. La sua ascesa è lenta, inarrestabile e, guarda caso, basata sugli stessi due pilastri di Inanna: l'acquisizione della conoscenza tramite l'inganno e la manipolazione del ciclo di vita e morte.
1. Il Furto della Conoscenza (Versione Egizia):
Un mito chiave racconta di come Iside divenne la più grande maga. Il dio supremo, Ra (Marduk sumero, figlio di Enki), era diventato vecchio e potente grazie al suo "nome segreto", la fonte del suo potere. Nessuno lo conosceva.
Iside, desiderosa di potere per sé e per suo figlio Horus, tesse un inganno. Raccoglie la bava di Ra mentre dorme, la impasta con la terra creando un serpente velenoso che morde il dio.
Ra, agonizzante, implora aiuto. Iside si offre di salvarlo, ma solo se le rivelerà il suo nome segreto. Ra, sconfitto, è costretto a cedere. Il suo potere passa nel corpo di Iside.
L'eco del furto dei Me di Inanna è assordante. Entrambe le dee non ricevono il potere in dono: lo prendono con l'astuzia.
2. La Discesa agli Inferi (Versione Egizia):
Il mito centrale di Iside è, ovviamente, quello di Osiride. Suo marito viene ucciso e smembrato dal fratello Set. Qui, l'archetipo mesopotamico si inverte e si evolve.
Mentre Inanna scende negli inferi per conquistare, Iside scende (metaforicamente) nel regno dei morti per cercare. Mentre Inanna viene "uccisa" e resuscitata, Iside non muore, ma diventa l'agente della resurrezione altrui.
Iside, la vedova in lutto, vaga per il mondo per recuperare i pezzi del corpo di Osiride. Una volta riassemblato, usa le sue "parole di potere" (la magia rubata a Ra) per rianimarlo temporaneamente. In questo breve atto di resurrezione, concepisce suo figlio Horus.
È la stessa storia, ma con una sensibilità diversa. Il dramma della morte e della rinascita, introdotto da Inanna, viene qui perfezionato, reso più "umano", più legato alla successione e alla regalità.
Iside non è la guerriera con l'ascia di Inanna; è la maga, la "Signora degli Incantesimi". Il suo potere non è più brutale, ma occulto.
Il Sincretismo e l'Ascesa Romana
La "pulizia" dell'archetipo di Inanna operata dagli Egizi (eliminando gli aspetti più bellicosi e caotici) rese Iside la divinità perfetta per l'esportazione.
Attraverso i commercianti fenici (che adoravano Astarte, la versione locale di Ishtar) e i filosofi greci, Iside sbarcò a Roma. In un Impero stanco dei suoi dèi capricciosi, il culto di Iside esplose. Divenne la "Dea dai Mille Nomi", la Mater Dolorosa, la salvatrice universale che prometteva ai suoi iniziati la vita eterna dopo la morte. Il suo culto misterico offriva ciò che Inanna non aveva mai promesso: la salvezza personale.
L'iconografia più diffusa di Iside in epoca romana era la Iside Lactans, l'Iside che allatta il figlio divino Horus. Questa immagine di speranza, maternità divina e promessa di rinascita, divenne il simbolo religioso più potente del Mediterraneo.
Ma proprio questa popolarità la mise in rotta di collisione diretta con una nuova fede emergente che prometteva anch'essa un salvatore e una resurrezione: il Cristianesimo.
La Guerra Occulta: Sante Martiri o Sacerdotesse di Iside?
La transizione dal paganesimo al cristianesimo non fu una semplice conversione. Fu una guerra. Una guerra di simboli, di potere e di narrativa. E il nemico principale del cristianesimo nascente non era Giove o Marte, ma Iside.
La "versione ufficiale" ci racconta di pii cristiani (specialmente donne, le Sante Martiri) perseguitati e uccisi dai malvagi Romani pagani. Ma la "storia occulta", quella che si legge tra le righe dell'archeologia e dell'agiografia (lo studio della vita dei santi), suggerisce una realtà opposta e inquietante.
1. La Sostituzione dell'Archetipo:
Il cristianesimo, per vincere, non poteva semplicemente distruggere Iside; doveva sostituirla. Come si sostituisce una Dea Madre che promette salvezza? Creando una nuova schiera di eroine femminili. Molti studiosi ritengono che la maggior parte delle storie delle grandi martiri non siano storiche, ma racconti edificanti scritti secoli dopo per rimpiazzare le dee pagane.
* Santa Caterina d'Alessandria, una vergine saggia che sconfigge 50 filosofi pagani in un dibattito, è la palese sostituzione di Iside (e Atena) come archetipo della "Sapienza Divina" proprio ad Alessandria, il cuore del culto Isiaco.
* Quasi ogni chiesa dedicata a una santa martire (Agata, Lucia, Agnese) sorge, guarda caso, sopra o vicino a un tempio preesistente dedicato a una dea locale (Iside, Demetra, Proserpina).
2. L'Inversione della Storia:
Qui sta l'intuizione più sconvolgente. E se le "donne martirizzate" non fossero state cristiane uccise dai pagani? Se la narrativa ufficiale fosse un'inversione?
Se le vere vittime fossero state le sacerdotesse di Iside, le guaritrici, le "streghe", perseguitate e uccise dai cristiani una volta che questi presero il potere (dopo Costantino)?
La Chiesa, per sradicare il culto rivale, avrebbe perseguitato attivamente le sue ministre. Poi, per cancellare la memoria di queste donne e allo stesso tempo assorbirne il potere simbolico sul territorio, avrebbe "rubato" le loro storie, trasformando le sacerdotesse pagane (le vere martiri) in sante cristiane, e dando la colpa della loro morte ai "pagani" di secoli prima.
3. L'Attacco Teologico alla Sessualità:
Perché così tante storie di martirio femminile sono ossessionate dalla sessualità?
* A Sant'Agata vengono strappati i seni.
* A Santa Lucia vengono cavati gli occhi (simbolo di lussuria).
* Sant'Agnese viene esposta nuda e minacciata di essere mandata in un bordello.
Non è un caso. È un attacco teologico. L'archetipo Inanna/Ishtar/Astarte era legato alla sessualità sacra, alla fertilità e al potere femminile. Per il nuovo patriarcato cristiano, questo era demoniaco. Il martirio "sessuale" della santa cristiana serve a invertire la figura della dea: la santa vince perché rifiuta la sessualità (rimanendo vergine), sconfiggendo così l'antico archetipo pagano sul suo stesso terreno.
L'Archetipo Immortale
Il culto di Iside fu sconfitto, ma l'archetipo era troppo potente per essere distrutto. Sopravvisse in due modi.
Il primo, come abbiamo visto, fu attraverso la demonizzazione e la sostituzione violenta (le Sante Martiri). Il secondo fu attraverso l'assorbimento.
L'immagine più potente del tardo paganesimo, la Iside Lactans (Iside che allatta il figlio divino Horus), non scomparve. Fu semplicemente "velata" e rinominata. L'archetipo della "Regina del Cielo", nata nelle pianure di Sumer con Inanna, civilizzato in Egitto con Iside, e combattuto a Roma, trovò la sua incarnazione finale nell'iconografia della Vergine Maria con il bambino Gesù.
Quando guardiamo un'immagine della Madonna col Bambino, non stiamo solo guardando un'icona cristiana. Stiamo guardando l'eco lontana di una maga egizia che cerca il suo sposo perduto. E, ancora più in profondità, stiamo percependo l'ombra di una dea sumera ambiziosa che, sulla sua barca celeste, portava la conoscenza all'umanità.
La storia ufficiale ci presenta un pantheon di dèi morti. La storia occulta ci mostra un unico archetipo immortale che, semplicemente, continua a cambiare nome.
Quindi, quando guardate la figura della vergine Maria con Gesù in braccio, sappiate che state guardando Iside, ishtar, Inanna. Ha solo cambiato veste e nome.
__LaStoriaOcculta__
Fonti "Alternative" e Interpretative
(La "lente" de LaStoriaOcculta con cui leggere i fatti)
Zecharia Sitchin - Le guerre degli dèi e degli uomini
Perché: Sebbene l'articolo non si concentri sugli Anunnaki, l'interpretazione di Sitchin di Inanna/Ishtar come figura storica, ambiziosa, volitiva e assetata di potere (in lotta con i suoi parenti Enki ed Enlil) è la base per l'archetipo della dea "guerriera e astuta" da cui discende Iside.
Barbara G. Walker - Enciclopedia della Donna: Miti, Segreti e Costumi
Perché: Questa è una fonte cruciale per la sezione sulle sante martiri. La Walker è una delle studiose che ha analizzato più a fondo la tesi della "sostituzione", sostenendo che le agiografie delle sante (Caterina, Agata, Lucia) siano state create appositamente come attacco teologico e inversione narrativa per sradicare i culti preesistenti della Dea (Iside, Demetra, Astarte).
Riane Eisler - Il calice e la spada
Perché: Fornisce il quadro generale della transizione da società "gilaniche" (basate sulla partnership e sul culto femminile) a società "androcratiche" (patriarcali e guerriere). La guerra del cristianesimo contro Iside è l'atto finale di questa transizione nel mondo antico.
2. Fonti Accademiche e Mitologia Comparata
(Il contesto storico e archetipico)
Erich Neumann - La Grande Madre
Perché: È l'analisi junghiana fondamentale dell'archetipo della divinità femminile. Aiuta a capire perché Iside, Inanna e persino Maria condividano tratti comuni: non perché "sono la stessa persona", ma perché attingono allo stesso archetipo psicologico universale (la Madre, la Vergine, la Maga).
Joseph Campbell - Le maschere di Dio: Mitologia Occidentale
Perché: Campbell è il maestro nel tracciare l'evoluzione dei miti. I suoi studi mostrano come i temi (la discesa agli inferi, la resurrezione, la conoscenza rubata) viaggino da una cultura all'altra, adattandosi.
Peter Brown - Il culto dei santi
Perché: Pur essendo un testo accademico "ufficiale", è fondamentale. Spiega come e perché le figure dei santi divennero così centrali nel cristianesimo primitivo, spesso prendendo il posto e le funzioni delle divinità pagane locali. Conferma la "sostituzione", anche se da un punto di vista storico e non "occulto".
R.E. Witt - Isis in the Graeco-Roman World
Perché: È lo studio accademico di riferimento su come il culto di Iside si è diffuso in Egitto, Grecia e Roma, diventando il principale "rivale" del cristianesimo. Dimostra la popolarità e la natura "salvifica" del culto di Iside in epoca romana.
3. Testi Antichi
(Le fonti primarie da cui tutto ha origine)
I Miti di Inanna, Regina del Cielo e della Terra
Perché: Qui si trovano le storie originali sumere citate nell'articolo: "Inanna e la conquista dei Me" (il furto della conoscenza da Enki) e "La discesa di Inanna agli Inferi" (la morte e la resurrezione rituale).
Plutarco - Iside e Osiride
Perché: È la fonte greco-romana più completa che abbiamo sul mito egizio. È la "versione" di Iside (la vedova devota, la madre amorevole, la maga) che conquistò Roma e che abbiamo analizzato.
Il Mito di Iside e il nome segreto di Ra
Perché: È il testo egizio (su papiro) che racconta di come Iside ottenne il potere con l'inganno, costringendo Ra a rivelarle il suo nome segreto tramite il veleno del serpente. È il parallelo perfetto del furto dei Me di Inanna.
Jacopo da Varagine - Legenda Aurea
Perché: Non è un testo antico, ma la raccolta medievale che ha codificato e reso popolari le storie delle sante martiri (Caterina, Agata, Lucia). È la "versione ufficiale" cristiana che l'articolo ha cercato di decostruire e analizzare in chiave alternativa.