Per quasi duemila anni, la storia è stata chiara. Un'umanità corrotta, un Dio giusto ma irato. Quaranta giorni e quaranta notti di pioggia. Un uomo, Noè, incaricato di costruire un'arca per preservare la vita, un patto suggellato da una colomba e un arcobaleno.
Questa è la versione che tutti conosciamo. È una storia potente, un pilastro teologico di punizione, pentimento e redenzione.
Ma se fosse solo l'ultimo capitolo di un libro molto più antico? Se fosse l'eco sbiadito e moralizzato di un evento infinitamente più complesso, violento e politico?
Per chiunque cerchi ne "LaStoriaOcculta", il Diluvio Universale non è la fine della storia; è il punto d'inizio di un'indagine. Quando la "versione ufficiale" – in questo caso, la Genesi biblica – viene messa a confronto con le cronache che la precedono di millenni, quelle incise nell'argilla della Mesopotamia, la narrazione collassa.
Il Diluvio smette di essere un mito sulla moralità e diventa la cronaca agghiacciante di una catastrofe cosmica, di una faida politica tra "dèi" e di un genocidio quasi riuscito. Questa è l'analisi di ciò che accadde, vista attraverso la lente dei testi originali e delle interpretazioni "scomode" di autori come Zecharia Sitchin.
Sezione 1: Il Plagio Divino - Noè è l'Ultimo Arrivato
La prima, fondamentale crepa nella versione ufficiale è l'età. I testi biblici che raccontano il Diluvio, nella loro forma finale, sono relativamente recenti (circa 500-400 a.C., scritti durante o dopo l'esilio babilonese). Ma in quella stessa Babilonia, i redattori biblici vennero a contatto con una storia che i locali conoscevano da sempre.
Migliaia di anni prima della Genesi, testi come l'Epopea di Gilgamesh (che cita Utnapishtim) e l'Atra-Hasis (che nomina Ziusudra) raccontavano la stessa, identica storia.
Le somiglianze sono tanto specifiche da escludere la coincidenza:
Un "dio" (o più dèi) decide di distruggere l'umanità con un diluvio.
Un uomo viene scelto per salvarsi.
Il dio "ribelle" (Enki nei testi sumeri) dà all'eroe istruzioni segrete per costruire una barca.
Le istruzioni sono precise: le dimensioni, l'uso del bitume e della pece per sigillarla.
L'eroe carica a bordo la sua famiglia, artigiani e "il seme di ogni cosa vivente".
Il diluvio infuria per giorni, sterminando la vita sulla Terra.
La barca si arena su una montagna (il Monte Nisir per Utnapishtim, l'Ararat per Noè).
L'eroe, per saggiare le acque, invia degli uccelli: una colomba, un corvo, una rondine.
I parallelismi sono innegabili. La Genesi non è una rivelazione originale, ma un adattamento. È un caso di studio perfetto di sincretismo, dove una storia politeista più antica è stata "ripulita", monoteizzata e caricata di un nuovo significato morale.
Ma è proprio in ciò che la Bibbia omette che troviamo la vera storia. La Genesi dice che Dio era rattristato dalla "malvagità" dell'uomo. I testi sumeri sono molto più specifici e, francamente, più inquietanti.
Sezione 2: La Lente di Sitchin - Il "Vero" Motivo del Diluvio
Perché gli dèi volevano distruggere l'umanità? I testi mesopotamici sono chiari: non per una questione morale, ma per fastidio.
L'umanità, il Lulu (l'"operaio primitivo"), era stata creata dagli Anunnaki (gli "dèi" sumeri che Sitchin identifica come visitatori tecnologicamente avanzati dal pianeta Nibiru) per un solo scopo: lavorare al posto loro, specialmente nelle miniere d'oro. Ma la creazione era riuscita troppo bene. L'umanità si era moltiplicata e, come riporta l'Atra-Hasis, "il rumore" dell'umanità era diventato insopportabile.
Qui entra in gioco la politica Anunnaki. Il pantheon sumero non era un'entità monolitica; era una gerarchia militare e scientifica divisa da fazioni e rivalità familiari.
* Enlil: Il "Comandante della Terra". Un amministratore severo, un militare che vedeva gli umani solo come forza lavoro. Per lui, il "rumore" era un sintomo di insubordinazione, e la sovrappopolazione una minaccia.
* Enki: Il "Signore della Scienza" (e dell'Acqua). Il capo scienziato che, materialmente, aveva progettato il Lulu attraverso l'ingegneria genetica. Era il "padre" dell'umanità, legato alla sua creazione da un senso di orgoglio e, forse, di responsabilità.
Secondo Sitchin, Enlil non decise il Diluvio. Sapeva che stava arrivando. Vide l'imminenza di una catastrofe naturale e la colse come un'opportunità politica: bastava non fare nulla, lasciare che l'umanità venisse spazzata via e risolvere così il suo "problema".
Il Diluvio non fu un atto d'ira divina. Fu una decisione politica a tavolino: un genocidio passivo.
Sezione 3: La Catastrofe non fu Pioggia, ma un Muro d'Acqua
Cosa sapeva Enlil? E perché il racconto di 40 giorni di pioggia è, forse, la più grande distorsione della storia?
I testi originali sono molto più terrificanti. Non parlano di una semplice alluvione. L'Epopea di Gilgamesh descrive un evento così violento che gli dèi stessi "si spaventarono del diluvio, si ritirarono, salirono al cielo di Anu... accovacciati come cani". Ishtar, la dea guerriera, "gridava come una donna in travaglio" vedendo la sua gente trasformata in argilla.
Questi non sono dèi che controllano un evento; sono dèi che scappano da un evento. Fuggirono sulle loro "barche celesti" (astronavi?) e guardarono la distruzione dall'orbita.
La vera natura della catastrofe, secondo le interpretazioni di Sitchin dei testi, è astronomica. Non fu la pioggia. Fu l'arrivo periodico del pianeta Nibiru.
Ogni 3.600 anni (la "Shar" sumera), il pianeta natale degli Anunnaki, con la sua orbita ellittica, attraversa il sistema solare. Il suo ultimo passaggio, circa 13.000 anni fa, fu devastante. La sua immensa forza gravitazionale passò abbastanza vicino alla Terra da destabilizzare la gigantesca calotta glaciale che allora copriva l'Antartide.
L'intero, immenso continente di ghiaccio slittò catastroficamente nell'Oceano Meridionale.
L'effetto fu istantaneo. Un'onda di marea globale, un "muro d'acqua" (il termine sumero è a-ma-ru) alto chilometri, che si propagò da sud e spazzò via letteralmente ogni cosa dai continenti. La "pioggia" descritta nei testi fu solo un effetto collaterale: il vapore e i detriti scagliati nell'atmosfera che ricadevano.
Ecco cosa sapeva Enlil. Gli Anunnaki videro l'evento arrivare e si prepararono all'evacuazione orbitale.
Sezione 4: Il Giuramento, il Muro di Canne e l'Arca-Sottomarino
Enlil, cogliendo l'opportunità, fece una cosa sola: impose un giuramento a tutti gli altri Anunnaki. Proibì a chiunque, pena la morte, di avvertire l'umanità dell'imminente catastrofe.
Qui si svolge il dramma più umano della storia. Enki, lo scienziato, si trovò di fronte a una scelta impossibile: tradire la sua razza e il suo comandante, o lasciare che la sua creazione, l'Homo Sapiens, venisse annientata.
Enki trovò uno stratagemma. Un capolavoro di legalismo e inganno.
Si recò a Shuruppak, la città del suo devoto Ziusudra/Utnapishtim. Non violò il giuramento: non parlò all'uomo. Parlò a un muro.
Il testo dell'Atra-Hasis è specifico: Enki si posizionò dietro un paravento di canne e iniziò a parlare, come in un monologo: "O capanna di canne, capanna di canne! Muro, muro! Capanna di canne, ascolta! Muro, comprendi! Uomo di Shuruppak... distruggi la tua casa, costruisci una barca!"
Ziusudra, ovviamente, era dall'altra parte del muro. Ricevette il messaggio senza che Enki avesse "tecnicamente" parlato con un umano.
E che barca gli fece costruire? La Bibbia parla di un'arca per galleggiare. Enki diede istruzioni per qualcosa di molto diverso. Il termine sumero, MA.GUR.GUR, è stato tradotto da Sitchin come "una barca che può girare e rotolare". Gli disse di sigillarla completamente, sopra e sotto, con il bitume.
Noè costruì un'arca. Enki fece costruire a Ziusudra un sottomarino. Un guscio sigillato progettato non per resistere alla pioggia, ma per sopravvivere all'impatto e alla sommersione di un'onda di marea colossale.
Conclusione: La Storia Occulta del Nostro Quasi-Annientamento
Quando le acque si ritirarono, gli Anunnaki tornarono. Enlil, furioso nel vedere Ziusudra e la sua famiglia sopravvissuti, fu placato solo quando capì che, senza gli umani, non ci sarebbe stato nessuno a ricostruire, a coltivare, a servirli.
L'umanità ebbe una seconda possibilità, non per grazia divina, ma per necessità pratica.
La storia del Diluvio Universale è, forse, la storia più importante mai raccontata. Non è un mito. È la cronaca confusa di un evento reale che ha segnato uno "zero" nella storia umana, un evento che la nostra specie è sopravvissuta per un pelo.
La versione biblica è una storia confortante, che ci dà un senso e un posto nell'universo morale. Ma la "storia occulta", incisa nell'argilla migliaia di anni prima, è un avvertimento.
Ci racconta di un cosmo indifferente, capace di catastrofi inimmaginabili. Ci racconta di "dèi" che non sono onnipotenti o morali, ma figure potenti e fallibili, mosse da politica, gelosia e calcolo. E, soprattutto, ci racconta che la nostra esistenza non è mai stata scontata, ma è dipesa dall'atto di ribellione di un singolo "dio" scienziato che, contro gli ordini, decise che valevamo la pena di essere salvati.
__LaStoriaOcculta__
Fonti Antiche (I Testi Originali)
Per dimostrare che la Bibbia "ha copiato", è essenziale citare i testi mesopotamici che contengono la storia originale.
L'Epopea di Gilgamesh (in particolare la Tavola XI):
L'Epopea di Atra-Hasis:
Eridu Genesis (Genesi di Eridu):
Fonti secondarie
Tutti i testi del professor Zecharia Sitchin, in particolare "il dodicesimo pianeta" e "il libro perduto del Dio Enki"
Fonti di supporto
Peter Kolosimo con il libro "terra senza tempo"
E ovviamente la bibbia genesi 6